CATALOGO UNICO DEI BENI CULTURALI DEL MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA - CAI-TORINO
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Found 8 documents.

La conquista del K2
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Desio, Ardito <1897-2001>

La conquista del K2 : seconda cima del mondo / Ardito Desio

Milano : Corbaccio, 2008

Exploits

Abstract: Il 31 luglio 1954 Achille Compagnoni e Lino Lacedelli piantarono il tricolore sulla vetta del K2, la seconda montagna per altezza dopo l'Everest. Il successo italiano fu il risultato di una spedizione organizzata nel migliore dei modi possibili. E il merito fu del professore Ardito Desio, che in queste pagine racconta che cosa significasse, negli anni Cinquanta, progettare la conquista di un ottomila inviolato, quali furono le fasi, i costi e i vantaggi di una spedizione cosiddetta pesante, ovvero con decine e decine di portatori e quantità ingenti di materiali, per poi far arrivare in vetta due uomini: Lacedelli e Compagnoni. Un formidabile lavoro di squadra, dunque, che tuttavia sollevò polemiche infinite che segnarono la vita di altri partecipanti, primi fra tutti, il grande Walter Bonatti, allora poco più che ventenne che rischiò la vita per la vittoria comune, ma non potè raggiungere il più ambito traguardo di un alpinista: arrivare per primo in cima a una montagna inviolata.

Corde gemelle
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Dragosei, Francesco - Dragosei, Roberto

Corde gemelle / Francesco Dragosei, Roberto Dragosei ; prefazione di Linda Cottino

Torino : Cda & Vivalda, 2008

La via della montagna
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Traverso, Goretta

La via della montagna : un cammino possibile / Goretta Traverso

Ivrea : Priuli & Verlucca, [2008]

Paradigma

Abstract: Tutte le manifestazioni della natura sono fonte di insegnamento; quindi sono molte le vie che l'uomo può percorrere per conoscere se stesso: una di queste è la via della montagna, forse la più ardua. La montagna come mezzo per cercarsi o per sfuggirsi: la montagna come maestra di vita. Ande peruviane e patagoniche, Himalaya, Karakorum, Montagne Rocciose, Alpi e non solo. Attraverso il mondo fantastico e severo dei monti - tra ghiacciai e picchi altissimi scintillanti nei giorni di sole, cupi quando scure nubi li avvolgono - l'autrice racconta un viaggio dell'anima, le tappe di un vissuto che hanno contribuito, nella gioia e nel dolore, a renderla una persona più completa, più vera.

Cerro Torre
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Dauer, Tom

Cerro Torre : mito della Patagonia / Tom Dauer ; traduzione di Valeria Montagna ; testi: Tom Dauer ; con i contributi di Carsten von Birckhahn ... [et al.] ; foto: Thomas Ulrich ; con i contributi di Ben Campbell-Kelly ... [et al.]

Milano : Corbaccio, [2008]

Exploits

Abstract: Patagonia. Campo de Hielo Sur. Tra Cile e Argentina, a ovest del Fitz Roy, quasi mille metri di granito strapiombante che termina a quota 3128 in un fungo di ghiaccio. Il Cerro Torre, la montagna impossibile, la vergine inavvicinabile. II libro racconta la storia di questa vetta dai primi tentativi di scalata all'inizio del secolo scorso, alla controversissima e non ancora acclarata prima ascensione di Cesare Maestri e Toni Egger nel 1959, dalla prima ufficiale di Casimiro Ferrari con Chiappa, Conti e Negri, nel 1974, al successo di Bragg in stile alpino. Senza tralasciare un capitolo dedicato a Werner Herzog, il famoso regista di Grido di pietra, girato sul Cerro Torre. Come spesso accade quando si parla di Patagonia, la prima parte del libro è dedicata a questa terra meravigliosa ed estrema, in tutti i suoi aspetti, dalle navigazioni di Magellano all'esplorazione dell'entroterra, dalle prime cartografie di De Agostini allo sviluppo del turismo e del trekking. Tom Dauer, avvalendosi anche della preziosa collaborazione di alpinisti e scienziati (Silvia Metzeltin e John Bragg, ad esempio), ha dato vita a una vera enciclopedia sul Cerro Torre.

Nel divino sorriso del Monte Rosa
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Kugy, Julius <1858-1944>

Nel divino sorriso del Monte Rosa / Julius Kugy ; traduzione di Marina Bressan

Trieste : Lint, 2008

8000 metri di vita
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Moro, Simone <1967->

8000 metri di vita / Simone Moro

Bergamo : Grafica e arte, 2008

Abstract: Milioni di metri cubi di ghiaccioe roccia, pareti verticali, creste scintillanti che si stagliano nel cielo come disegnate dalla mano di un gigante e che si elevano fino alla quota di volo di un jumbo, sopra gli 8000 metri. Sono quattordici le cime che superano questa quota che i fisiologi di tutto il mondo hanno definito come la zona della morte, oltre la quale la sopravvivenza umana è possibile solo per alcune interminabili e gelide ore. È passato oltre un secolo da quando l'uomo ha iniziato l'esplorazione delle valli e dei fianchi di questi colossi montuosi e tra il 1950 e il 1964 tutte le quattordici vette più alte del pianeta, dall'Everest allo Shisha Pangma, furono calcate dal piede umano. Da allora l'alpinismo d'altissima quota ha appassionato e coinvolto un numero sempre più grande di scalatori, in stile sempre più leggero e veloce e senza l'uso delle bombole d'ossigeno.Simone Moro, alpinista di fama internazionale, ha voluto mostrare, da autentico professionista, il volto di ogni versante di queste quattordici piramidi naturali riportando uno ad uno gli itinerari di salita e le storie di vita alpinistica trascorse sull'orlo dell'abisso, a contatto con l'aria e i gelidi spazi che si spingono fino alla linea curva dell'orizzonte. PerSimone «scalare le montagne del mondo è il mezzo per scoprire limiti e virtù personali ma anche le culture, i popoli, i problemi del mondo».Lasciamoci accompagnare da questo suo modo di intendere il mondo verticale, sfogliando questo volur che raccoglie le migliori immagini di silenziosi e pc, senti scenari naturali scattate ad alta quota dall'autore e da alcuni suoi compagni d'avventura.

L'ossessione dell'Eiger
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Harlin, John <Jr.>

L'ossessione dell'Eiger / John Harlin Jr. ; traduzione di Mirella Tenderini

Torino : CDA & Vivalda, 2008

Abstract: La parete nord dell'Eiger è il sogno di tutti gli alpinisti di punta. Molti vi persero la vita. Anche John Harlin, uno degli alpinisti i americani di punta che avevano portato tecniche e filosofie innovative sulle Alpi, morì nell'inverno del 1966 precipitando da quella parete durante il tentativo di aprire una nuova via direttissima, che in seguito venne completata e battezzata col suo nome, Harlin lasciava una giovane vedova e due figli bambini, e un trauma che sembrava impossibile superare. John junior promise a sua madre che non sarebbe mai diventato un alpinista e lottò tutta la vita per mantenere la promessa. Ma la passione che l'aveva assorbito dal padre fin dalla più tenera età lo tenne costantemente in contatto con la montagna. Sapeva che non avrebbe avuto pace fino a che non avesse scalato la montagna che era costata la vita a suo padre, e alla fine riuscì a compiere l'ascensione, vincendo le angosce della madre e la riluttanza della moglie, e ponendo fine all'ossessione che aveva torturato tutta la famiglia fino a quel momento.

La Via eterna
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Gregorio, Giorgio

La Via eterna / un film di Giorgio Gregorio ; con Nives Meroi e Marco Albino Ferrari

[Trieste] : Regione Friuli-Venezia Giulia ; [Rozzano] : Editoriale domus [distributore], 2008

Abstract: In questo film si percorre la Cengia degli dei, la via sospesa nel mondo minerale che gira tutto intorno allo Jôf Fuart. Non sale in cima e non ha mai fine. Julius Kugy l'aveva chiamata la Via Eterna proprio, come fosse un viaggio all'origine del tempo.